Cosa hanno in comune Obama e Hitler?! i 3 segreti dei grandi oratori della storia

obama nel public speaking

Riuscire con successo in un discorso davanti  alle altre persone ha sempre dato potere a quella voce. E ha generato ansia in chi non era altrettanto efficace e paura in chi sapeva che avrebbe finito per subire quello stesso potere prima o poi. Ci sono 3 segreti della comunicazione che unisce Obama con Hitler e non solo… ma andiamo per ordine…

Oggi su V.I.P. facciamo un po’ di storia del parlare in pubblico, dei suoi legami col potere e con la società che è vecchia quanto l’uomo: potresti pensare che tutto inizia dal più famoso oratore dell’antichità classica, ovvero Cicerone, in realtà risale indietro nella scala del tempo, fino all’infanzia del genere umano.

Il parlare in pubblico è vecchio quanto l’uomo, infatti: possiamo affermare con una certa sicurezza che l’homo sapiens, almeno fino all’invenzione della scrittura (abbastanza recente, tra l’altro), ha potuto usare solo la parola e la voce per la trasmissione della propria (primitiva) cultura.

In pratica, la trasmissione orale della conoscenza era l’unico veicolo di evoluzione che ci differenziava davvero dal resto del mondo animale, perché così generazione dopo generazione non eravamo obbligati a ricominciare tutto da capo perché grazie alla trasmissione orale, a voce, della conoscenza già acquisita… non si “formatta” ogni volta il disco rigido  😉

Capisci la portata di quello che sto dicendo?

Per decine e decine di migliaia di anni, in pratica, il public speaking, ossia parlare davanti ad un pubblico (più o meno cosciente di esserlo) è stato l’unico mezzo di conoscenza… anzi è stato la conoscenza stessa!

Col passare del tempo è iniziato il lento processo che ha portato all’emergere delle diverse civiltà e in tutte giocava sicuramente un ruolo importante il saper parlare davanti alle altre persone che questo volesse dire: recitare formule magiche, religiose, di buon auspicio, di incitamento militare o  di decisione politica.

Sciamani, re, imperatori, sacerdoti, guerrieri, burocrati erano persone che, oltre a mezzi fisici ed economici, sicuramente erano anche persone fuori dal comune dal punto di vista del “carisma”.

E se di carisma (leggi saper trasmettere agli altri “ispirazione” per un progetto –group speaking) non ne avevano abbastanza, sicuramente dovevano guardarsi le spalle da una concorrenza molto agguerrita.

Dalle prime civiltà facciamo un salto nel mondo greco-romano: qui la retorica, l’eloquenza… insomma la capacità di saper usare la voce e le parole per cambiare i destini propri e delle rispettive comunità di appartenenza… era tenuta in gran conto.

Non aveva ancora quell’aura sinistra di tecnica un pò manipolatoria e ipocrita che ha assunto più tardi (purtroppo).

Nell’antica Grecia, e successivamente anche a Roma, la retorica è stata considerata come: arte, scienza e tecnica del discorso che permette di persuadere il proprio interlocutore mediante l’uso sapiente del proprio linguaggio.

Convincere, tirare dalla propria parte, cambiare l’opinione altrui grazie a strategie che facevano leva essenzialmente su:

–       struttura logica

–       gradevolezza stilistica

con cui l’oratore di turno portava avanti le tesi del suo discorso davanti al pubblico.

La logica parlava alla testa delle persone, lo stile al cuore.

Gli antenati degli strumenti del discorso persuasivo che usiamo ancora noi oggi, a ben vedere, nel public speaking sono tutti qui.

Si dice che il primo a dare lezioni di eloquenza (il mio collega più anziano, in pratica XD) sia stato il filosofo Empedocle in quel di Siracusa nel V secolo a.C.

Ma Empedocle era un public speaker “puro” e infatti non ha messo niente per iscritto… o almeno non è arrivato fino a noi.

I primi retori di cui possediamo gli insegnamenti in forma scritta sono Corace e Tisia, allievi di Empedocle, che hanno leggermente battuto sul tempo mr. Dale Carnegie  😉 – padre del moderno public speaking e creatore dei primi corsi per parlare in pubblico

Acerrimi nemici dei tre appena citati (a livello accademico, si intende) erano gli appartenenti alla scuola pitagorica: questi ultimi privilegiavano, infatti, la gradevolezza stilistica come mezzo principale di persuasione del loro pubblico.

Invece Empedocle, Corace e Tisia erano strenui alfieri della struttura logica del discorso per un intervento efficace davanti al pubblico.

E tu, se avessi vissuto il quel periodo a quale delle due “scuole” ti saresti accodato per fare le tue presentazioni: quella che parlava alla mente o quella che sussurrava al cuore?!

E così gli anni passano (anche un po’ più di qualche anno) e arriviamo allo step successivo, che coincide con l’apice storico dell’oratoria, ovvero la Sofistica: coi sofisti, possiamo dire che il public speaking non aiuta più il potere ma VA AL POTERE.

I Sofisti (Protagora, Gorgia, Antifonte, Licofrone, Alcidamante per ricordarne alcuni) sono insuperati e insuperabili maestri dell’argomentazione retorica, i quali offrono i loro preziosi servizi a pagamento su tre mercati delle città-stato greche:

–       mercato giudiziario (come i nostri avvocati, difendono o accusano in tribunale)

–       mercato legislativo/governativo (come i nostri politici o consiglieri favoriscono l’adozione di alcuni provvedimenti o ne scoraggiano l’adozione di altri)

–       mercato politico/sociale (come i nostri consulenti di immagine e spin doctor, curano la reputazione di alcuni personaggi)

I sofisti hanno goduto e godono tuttora di una cattiva fama, del tutto immeritata.

Sono finiti sotto accusa per essere sembrati “vuoti”, pronti a perorare la causa del miglior offerente… ma ci tengo a sottolineare che su molti temi erano secoli avanti a tutti, come ad esempio quando alcuni di loro affermavano senza incertezze l’uguaglianza di tutti gli uomini.

Era solo opportunismo?

Probabilmente non lo sapremo mai ma resta il fatto che la libertà di pensiero e di espressione di cui hanno goduto e la potenza delle loro argomentazioni mediante lo strumento delle retorica ha permesso ad alcune delle loro idee (sentite o meno che fossero) di attraversare i secoli e solleticare di tanto in tanto gli spiriti più sensibili… fino a quando le condizioni generali sono state favorevoli a tradurre in pratica i contenuti dei loro discorsi in pubblico.

Erano troppo avanti: ecco perché il contenuto del loro public speaking faceva paura.

In quegli anni se tu avessi avuto un problema serio E avessi avuto le possibilità economiche (e/o di potere) avresti portato davanti ad un pubblico uno di loro per perorare la tua causa, e probabilmente l’avresti spuntata. Ecco cosa vuol dire saper parlare in pubblico!

Ma come accade sempre, il tempo passa e così anche l’età d’oro di Atene, anche se troviamo ancora  ottimi oratori greci quali sono stati Demostene e Isocrate.

Demostene è rimasto nella storia per le sue orazioni contro i Macedoni (le famose “filippiche”) mentre Isocrate era convinto che la retorica dovesse diventare il fulcro dell’insegnamento (meno male che non può vedere come siamo messi nella scuola italiana!).

Prima del tramonto della Grecia classica, Aristotele ha fatto in tempo a fare un Greatest Hits della retorica esistente e la sua raccolta ha costituito la base per oratori romani come Catone e Cicerone e poi per tutto il Medioevo, quando la retorica era una delle materie di studio degli scolari.

Anche la tradizione giudeo-cristiana si è giovata del contributo di eccellenti oratori, che come Jake Blues erano “in missione per conto di Dio” (passami l’accostamento tra sacro e profano XD): pensa ai profeti, ai discepoli e a Gesù stesso… che è il mezzo per trasmettere sulla terra la parola del Signore e liberare il mondo dal peccato e dalla paura.

Il cerchio quadra…

Per arrivare a noi, gli ultimi decenni, con l’avvento di tecnologie sempre più sviluppate e pervasive, ha cambiato le regole del gioco e allargato potenzialmente a tutti la conoscenza di base delle regole per parlare in pubblico, a cominciare da Dale Carnegie e dai sui bestseller sul public speaking che ormai hanno un secolo.

Gli ultimi 100 anni sono un capitolo molto speciale del “parlare in pubblico” e non possono essere riassunti adeguatamente in un solo articolo. Ma non preoccuparti ce ne occuperemo presto 😉

Basti dire che in questo secolo abbiamo amplificato le platee e le possibilità per chi vuole trasmettere il suo messaggio a dismisura.

Nel bene e nel male… pensa solo a: Hitler o Gandhi, Mussolini o Martin Luther King, Lenin o Churchill, Bin Laden o Obama…

Chi ha le risorse per riuscire a parlare in pubblico, e SA come trasmettere il proprio messaggio prospera assieme (o a spese) degli altri.

Sai cosa sono queste risorse?!

Potere?! Ricchezza?! DNA?!

Noi, no e ancora no!

e allora cosa accomuna Obama con Hitler, Cicerone con Lenin, Martin Luther King a Mussolini?!

Solo TRE cose:

  1. un messaggio in cui credi DAVVERO da trasmettere
  2. alzarsi davanti al tuo pubblico (parlare senza paura)
  3. avere un sistema per trasmettere il messaggio al tuo pubblico (credi che Obama improvvisi?! Che Cicerone inventasse?! Che Hitler andasse a ispirazione del momento?!)

Ma lo diceva anche Protagora, anche se non leggeva voceinpubblico.it

e ricorda…

fai  sentire la tua voce in pubblico!!

Fabio Speranza  

Tu che ne pensi?